Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
Blog di immagine.poesia.over-blog.it

Anna Keiko at the Poetry Recital sponsored by Huifengwen - Shanghai - June 26th.

28 Giugno 2021, 16:45pm

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

The Vice President of Shanghai Writers Association, the Director of Shanghai Citizens Poetry Office, the Editor-in-Chief of Shanghai Education Times, and the Deputy Mayor of Shuyuan Town attended the poetry recitation organized by ANNA KEIKO.

More than 100 people attended the recitation.

 

Leggi i commenti

"THE BLACK CAT" poem by KHE IEM, Vietnam

24 Giugno 2021, 04:14am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

Khe Iem

THE BLACK CAT

 

            For my children Brielle & Riley

 

The black cat with my soul and a piece of

my rib, wakes up every morning not

washing its face, every morning not

brushing its teeth; the black cat with clay-like

 

eyes, opening and closing, or open

-ing and never closing, as it climbs up

and down the stairs, dragging with it my soul

and a piece of my rib, forgetting that

 

i had lived much darker days, since when and

why it was i had buried them in my

pocket full of allusions, gathered from

many different tales, strung together

 

to make up this story about the black

cat with my soul and a piece of my rib;

of course, that is the black cat with clay-like

eyes, not any other kind of eyes; even

 

as, the black cat climbs up and down the stairs.

 

_________________

 

FOOTNOTES

“The Black Cat” is one of three very fine poems in the December 2007 edition of Poetry.about Forum (http://poetry.about.com).

Introduce the English accent of Michelle Nguyen: The Black Cat by Khe Iem

Leggi i commenti

ACC SHANGHAI INTERNATIONAL BI-LINGUAL POETRY, IMMAGINE & POESIA, IWJ: a partnership that works !

19 Giugno 2021, 06:47am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

Leggi i commenti

International Writers' Journal No. 2/2021 (April - June)

19 Giugno 2021, 06:05am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

International Writers' Journal No. 2/2021 (April - June)
International Writers' Journal No. 2/2021 (April - June)

International Writers' Journal No. 2/2021 (April - June) is out.

Many authors of IMMAGINE & POESIA are included here.

 

Leggi i commenti

"Seguendo il sogno" racconto di Sherzod Artikov (Uzbekistan). Collage e traduzione di Lidia Chiarelli

9 Maggio 2021, 16:55pm

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

King Lear and Cordiela, digital collage by Lidia Chiarelli from an original painting by James Barry, 1786–1788 (in public domain)

King Lear and Cordiela, digital collage by Lidia Chiarelli from an original painting by James Barry, 1786–1788 (in public domain)

 

Seguendo il sogno

(Narrativa)

 

          Improvvisamente mi svegliai. Era mattina. Qualcuno mi chiamava con una voce forte che veniva dalla strada.

- Zio Nurmat - salutai mentre aprivo il cancello e vidi il mio vicino vestito in modo strano.

-  Io... io... - disse in fretta - Ti stavo cercando da molto tempo. Fa un freddo cane.  Andiamo dentro-.

          Lo zio Nurmat aveva settant'anni, un uomo molto magro e piccolo, ma nessun capello in testa era caduto. Viveva come un mendicante. Sua moglie era morta molti anni prima, lasciandolo solo con i suoi figli. A parte le due figlie, che ogni tanto andavano a trovarlo, non c'erano parenti che si prendessero cura di lui.

      Era un attore che aveva interpretato solo ruoli minori nel corso della sua vita, un uomo mediocre il cui sogno di incarnare i personaggi di Shakespeare sul palco si era trasformato in un desiderio ossessivo.  Quest'uomo, il cui unico ruolo significativo in teatro era Bobchinsky ne "L'ispettore del governo", era sincero, privo della testardaggine intrinseca delle persone anziane, bonario ed energico. A quell'età, non aveva più nulla da chiedere alla vita, e non aveva nulla del destino di cui  da lamentarsi. Ma per qualche motivo, nonostante i quarant'anni di esperienza, non si sentiva sicuro sul palcoscenico, e per questo, si dice, non poteva interpretare il ruolo del vecchio Re Lear nella famosa opera di Shakespeare.

- Ho provato molto ieri, caro vicino - disse, correndo nella stanza prima di me a causa del freddo, scaldandosi vicino alla stufa.  - Non funzionava. Non andava bene. In quel momento mi sono detto: come posso provare così, di sera? Devo provare la mattina, svegliandomi presto. Penso che sia la decisione giusta. Perché ieri sera ho ripetuto il monologo del re miserabile nell'ultima scena quattro volte. Non andava bene. E questa mattina l'interpretazione del tuo umile servitore è stata molto meglio.

  Mentre diceva questo, si strofinò le mani.

  - Posso sedermi sulla sedia? - continuò il vicino.

 Il suo corpo sembrava riscaldarsi e si allontanò dalla stufa.  - Guarda. Ero seduto così. Non dritto, un po' ingobbito, perché è così che sta seduto Re Lear. È vecchio, esausto. Gli tremano sempre le mani. Ecco perché non può abbracciare strettamente il corpo morto di sua figlia. Per di più, spalanca gli occhi, non volendo credere che sia senza vita.

    Aprì gli occhi come riteneva giusto, tirando fuori dalla tasca della giacca un pezzo di carta malamente stropicciato. Assumendo finalmente la posizione di Re Lear, cominciò a recitare un doloroso monologo, dando un'occhiata al pezzo di carta.

- Ho alcuni difetti su cui lavorare - disse mentre terminava il monologo. - Dovrò lavorare soprattutto su quest'ultima scena. Questa è la parte più difficile.

 

Si alzò dalla sedia, si avvicinò a me e, guardandosi intorno timidamente, sussurrò:

- Anche i grandi attori riuscivano a malapena a recitare quell'ultima scena. Devo prendere sul serio il monologo e impararlo. Fino a quando mi porterò dietro i monologhi scritti? Se torno a teatro oggi o domani, non c'è modo di leggere il monologo su un pezzo di carta.

      Si strofinò la tempia e fece un respiro profondo.

- Devo risolvere questo problema. È meglio che vada a casa.

 

      Mi ha espresso frettolosamente la sua gratitudine per aver assistito alle sue prove e, stringendo in pugno il foglio del monologo, è corso fuori dalla stanza.

 

      Dopo che se n'è andato, sono uscito, vestito di tutto punto. Ho trascorso tutto il giorno a lavorare nella biblioteca della città.  Sfogliando libri, ho raccolto informazioni per la mia ricerca sulla letteratura latinoamericana. Quando sono tornato a casa la sera, ho  incontrato di nuovo lo zio Nurmat al cancello.  Stava battendo il pugno con impazienza al cancello. Era vestito come un paio di ore prima.

- Ah, non eri a casa? - disse quando mi vide.

- Sono andato in biblioteca - risposi indicando i libri.

- Oggi sono andato a teatro -, disse, ignorando i libri. -Volevo parlare con il direttore del mio ritorno al lavoro. Ho aspettato a lungo fuori dal suo ufficio. Ma non è passato. Domani ci andrò di nuovo. Gli dirò che ho deciso di tornare a lavorare: Interpreterò il ruolo di Re Lear.

  Il giorno dopo, quando passai davanti a casa sua, la finestra che dava sulla strada si aprì con uno scricchiolio del telaio, e zio Nurmat si affacciò.

- Caro vicino - ha gridato, agitando la mano. - Ieri sera ho incontrato il direttore: è venuto. Gli ho parlato della mia intenzione. Mi ha ascoltato attentamente e ha parlato in modo lusinghiero del mio ritorno. Ma a quanto pare il lavoro è stato rimandato per molto tempo perché, ha detto, al momento non c'è nessun posto libero in teatro. Ha detto che mi avrebbe fatto sapere per telefono non appena ci fosse stato un posto libero.

      Per i tre giorni successivi, lo zio Nurmat non è venuto a trovarmi. E quando finalmente l'ho incontrato, sembrava molto seccato.

- Canaglie, canaglie - ripeteva incessantemente.

      Era seduto vicino alla stufa, come al solito. Gesticolava molto mentre parlava.

- Le mie figlie sono qui - c'era una nota di rabbia nella sua voce che non era caratteristica del suo carattere. – Ho detto loro che sarei tornato a teatro, ma non hanno approvato la mia idea. Hanno detto che sono vecchio e che non posso lavorare come prima. Hanno detto che non posso lavorare adesso. No, questo non succederà! È il momento giusto per interpretare Re Lear. E la mia età è giusta. Re Lear aveva circa settant'anni.

      Improvvisamente si è alzato, camminando da una parte all'altra della stanza con la mano dietro la schiena.

- L'hai visto, vero? - disse, fermandosi improvvisamente davanti a me.  - Hai visto che so recitare Re Lear, che ho studiato profondamente il suo stato d'animo. Avete sentito con le vostre orecchie l'espressività con cui ho letto il monologo. E loro non hanno nemmeno visto o sentito. Le mie figlie hanno addolorato la mia anima dicendo parole spietate.

 

Ho alzato lo sguardo, distratto dalle descrizioni del ritratto di Mario Benedetti: una parte del mio lavoro accademico.

      Non potevo lavorare quando lo zio Nurmat era così nervoso. In quel momento l'acqua nel bollitore elettrico cominciava a bollire.  Ho preparato del tè.

- Il tè alza la pressione del sangue - disse lo zio Nurmat.

Non aveva sete e mise la tazza sul davanzale della finestra.

- Zio, forse le tue figlie stanno dicendo la verità -, dissi mentre bevevo il tè fino in fondo. Poi guardai tristemente il resto del tè che era rimasto sul fondo della tazza. 

      Lo zio Nurmat mi guardò con tristezza.

- Non sanno niente.

      È qui che affittavo un posto per vivere. Le visite ai miei genitori erano a volte rimandate a causa del lavoro all'istituto, poiché la scienza richiedeva molto tempo. Da quando ho preso del tempo libero dal mio lavoro al dipartimento,  ho il tempo di visitarli più spesso.

- Domani andrò al villaggio - ho detto quando ho percepito che lo zio Nurmat si era un po' calmato.  - Andrò a trovare i miei genitori, per due o tre giorni, forse una settimana.

      Lui ha annuito, come per dire ok.

- Per allora, il direttore del teatro mi avrà chiamato.  

            Rimasi in paese per un paio di settimane. Le fredde giornate di gennaio sembravano ancora più fredde lì. Ho continuato il mio lavoro di ricerca senza uscire di casa a causa del freddo.  Le giornate erano noiose, e ho tradotto i racconti di Benedetti in uzbeko. Il giorno in cui tornai in città si verificò una forte nevicata. La neve era alta fino alle ginocchia. Le strade erano scivolose. Non solo era pericoloso camminare, ma anche guidare la macchina. Ci muovevamo così lentamente che sembrava che il tachimetro del taxi non funzionasse a causa della bassa velocità.

Quando sono sceso dall'auto vicino a casa mia, ho notato un'ambulanza vicino al cancello dello zio Nurmat, in cui l'autista non si muoveva; si rannicchiava sul volante. Dopo un po', un paramedico uscì dalla casa con una valigia di strumenti medici in mano, e si sedette sul sedile anteriore. Il veicolo si avviò lentamente lungo la strada. Dopo aver saldato il conto con il tassista, andai a casa dello zio Nurmat. Quando entrai, sua figlia maggiore Zarifa, che stava prendendo l'acqua dal pozzo, mi salutò. Mi informai sui suoi affari e sulla sua salute, poi entrai in casa. Lo zio Nurmat era sdraiato nel suo letto e fissava il soffitto. La sua testa era coperta da una benda bianca.

- Ieri si è ubriacato ed è scivolato nella neve -  ha detto Zarifa.  - Si è fatto male alla nuca.

      Mi sono seduto su una sedia accanto al letto, mettendo via le mie cose.

- Il direttore non mi ha ancora chiamato dal teatro - disse lo zio Nurmat quando mi vide.

        Ci fu un breve silenzio. Mi guardai intorno nella stanza. La stufa era spenta, un armadio appoggiato con due dozzine di libri, un letto a molle e una vecchia sedia. C'era un vecchio telefono sul davanzale della finestra, una bottiglia di vino vuota accanto, un mucchio di lenzuola e siringhe usate sparse ovunque. La stanza era molto fredda.

- Caro vicino -, disse lo zio Nurmat ansiosamente, vedendo che avevo portato della legna dal cortile per la cucina. - Dai un'occhiata al telefono, il filo è rotto?

- No, è tutto a posto - ho detto, dando un'occhiata al telefono.  Ho visto i fiammiferi e ho acceso il fornello.

- Oh, bene - disse con grande soddisfazione, rassicurato dalla mia risposta, - se il direttore chiama, il telefono suonerà -.

      Presto la stufa si riscaldò e la legna scoppiettò. Il calore si diffondeva nella stanza. Zarifa deve aver visto il fumo della stufa ed è entrata nella stanza per scaldarsi.

      - Ho imparato a memoria tutti i discorsi e i monologhi di Re Lear -, disse lo zio Nurmat mentre sua figlia usciva in cortile riscaldata.

Non poteva scuotere la testa a causa della sua ferita.  Così ruotava gli occhi mentre parlava.

 - Tuttavia, non c'è nessuna chiamata dal teatro. Aspetto ogni giorno. Non ci sono notizie.

      Lo zio Nurmat si è addormentato presto, apparentemente il paramedico ha aggiunto dei sonniferi quando ha fatto l'iniezione anestetica. La figlia più giovane dello zio Nurmat, Zamira, è andata verso il davanzale della finestra non appena è entrata nella stanza e ha fatto a pezzi le lenzuola sparse. Quando ha finito, si è seduta sul bordo del letto dove giaceva suo padre.

- Devi andare all'ospedale, senza discussioni- disse, avvicinandosi allo zio Nurmat mentre si svegliava.

Lo zio Nurmat la guardò sorpreso, poi guardò la figlia maggiore che aveva portato il tè nella stanza.

- Non voglio andare all'ospedale. Riceverò presto una chiamata dal teatro.

Le figlie scossero la testa quando sentirono le sue parole.

- 'Non chiameranno', disse Zamira, con un profondo gemito. Sapete perché non ti chiameranno? Perché non hanno bisogno di te. Ci sono decine di attori in teatro che possono fare la parte di Re Lear. E hanno tutti più talento degli altri.  Il regista non ti darà la parte; la darà a loro. Non ti hanno dato il ruolo principale quando lavoravi lì; pensi che te lo darebbero ora?

- Le parole di mia sorella sono giuste -  Zarifa, la figlia maggiore, ha alzato la voce dalla porta di casa. - Per tutta la vita hai sognato di interpretare il ruolo di Re Lear. Gran parte della tua vita e della tua giovinezza è stata spesa per questo sogno. Ma non si è avverato; non era il tuo destino. Ora sei diventato vecchio... Non hai più l'età per correre sulle orme di un sogno.

      Lo zio Nurmat sospirò pesantemente, stringendo il bordo del letto con tutte le sue forze.

- Voi... tutti e due... uscite dalla stanza.

    Dopo che se ne furono andate, rimase sdraiato in silenzio, senza staccare gli occhi dalla porta. Quando parlava, non riuscivo a distinguere se stava parlando a se stesso o a me.

- La mia vita è passata senza seguire un sogno, ma con i problemi di occuparmi delle mie figlie. Tutti i miei colleghi venivano a teatro la mattina vestiti e pettinati in modo pulito, mentre io venivo in abiti vecchi con la barba incolta da settimane perché non avevo abbastanza tempo per avere cura di me. Mi sono preso la cura quotidiana delle mie figlie a causa della malattia di mia moglie. Mi prendevo cura di loro, le lavavo, le nutrivo, le portavo all'asilo e a scuola; facevo i compiti con loro quando erano malate, stavo con loro in ospedale per qualche giorno. A causa di questo, non ho potuto lavorare a teatro come avevo sognato di fare. Avevo anche talento. Ma ci voleva molto tempo per accudire le mie figlie. Quando mettevo in scena uno spettacolo a teatro, venivo spesso rimproverato dal direttore di scena perché non solo non riuscivo a recitare perfettamente il ruolo che mi era stato assegnato, ma addirittura non riuscivo a memorizzare i testi dei personaggi. Non riuscivo a lavorare su me stesso, come gli altri. Non ho letto libri, non ho sviluppato il discorso. Ventiquattro ore al giorno pensavo solo alle figlie. E hanno smesso di darmi dei ruoli. Agli occhi del direttore di scena, mi sono guadagnato la reputazione di attore inetto, inadatto a qualsiasi ruolo, completamente irresponsabile, e sono stato liquidato, scavalcato nella distribuzione dei ruoli prima di una rappresentazione. Non ho recitato nulla per mesi. Mi sono stati assegnati dei ruoli solo occasionalmente e inaspettatamente, ma erano ruoli minori in produzioni piccole e impopolari, episodici, con due o tre battute.

Lo zio Nurmat taceva, fissando sconsolato il telefono. Le lacrime gli salivano negli occhi e, accumulandosi, scorrevano lungo gli zigomi.

- La mia vita non ha mai seguito un sogno - disse, chiudendo gli occhi.

      La legna nella stufa doveva essere ormai esaurita, perché il calore della stufa era notevolmente diminuito. Portai un altro fascio di legna dal cortile. 

Mentre cercavo di riscaldare, la porta si aprì e il paramedico che avevo visto quella mattina apparve sulla soglia.

- Abbiamo cercato di portare tuo padre all'ospedale - disse a Zamira, scusandosi, ma non ha voluto andare.

- Un uomo diventa così capriccioso quando diventa vecchio -  rispose la figlia, lanciando uno sguardo imbarazzato al letto dove giaceva suo padre. 

      I due uomini posero con cura lo zio Nurmat su una barella. Lui non fece resistenza. Non ha nemmeno aperto gli occhi.

    Sono andato alla finestra, rimanendo per un po' da solo al centro della stanza. Ritagli di fogli su cui erano stati scritti monologhi e versi di Re Lear erano sparsi sul davanzale della finestra, alcuni giacevano accanto a una bottiglia di vino e a una siringa, altri dietro un telefono.

- Volevo far prendere aria e riordinare un po' la stanza.

  Vedendo Zarifa in piedi sulla soglia, sono uscito nel corridoio. Sono rimasto lì pensieroso, appoggiato al muro. All'improvviso il telefono squillò.  Dopo un po' ho sentito la voce di Zarifa che prendeva la cornetta.

- Hai ricoverato papà? Sto arieggiando la stanza, c'è odore dappertutto.

 

2019, ottobre.

Sherzod Artikov

Traduzione in Italiano di Lidia Chiarelli, maggio 2021

Leggi i commenti

Lidia Chiarelli: Wish Tree for Hirshhorn Museum project - Washington DC: "Eyes to see the RENAISSANCE OF WONDER"

22 Aprile 2021, 05:38am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

Lidia Chiarelli's response to the project of Hirshhorn Museum, Washington DC

Lidia Chiarelli's response to the project of Hirshhorn Museum, Washington DC

... quoting Lawrence Ferlinghetti

... quoting Lawrence Ferlinghetti

Leggi i commenti

"Loneliness in blood" by Anna Keiko (China). Preface by Lidia Chiarelli

17 Aprile 2021, 14:03pm

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

"Loneliness in blood" by Anna Keiko (China). Preface by Lidia Chiarelli
"Loneliness in blood" by Anna Keiko (China). Preface by Lidia Chiarelli

LONELINESS IN BLOOD

by Anna Keiko

 

Anna Keiko tackles emotionally charged themes in her collections of poems Loneliness on Blood.

Touching universal topics such as love and separation, life and death, the beauty of nature, the transience of human things, Anna accompanies us on a journey where we have the opportunity not only to taste the beauty of life, but also to meditate on the negative aspects that may arise in the history of humanity.

Light is one of the favorite subjects in Anna's poems, a need for light that makes her say

 

If the world is my sanctuary

Give me a window

And let the light in

 

light that sometimes she can hardly perceive

 

Although the sun has risen

And chased away the night

I’m still waiting for the light

 

Anna deals also with topical issues such as the sudden spread of the global pandemic in early 2020

 

The unpredictable occurred, the coronavirus,

A storm that could last long,

Is destroying sprouting branches, flowers

Fear is everywhere

Death is close to anyone

 

Or in Watching TV she makes us think on the negative effects of man's actions that can upset the harmony in our world

Guns, explosives, drugs, chemical weapons,

All combatting with human kindness

 

There are also travel memories, particularly of Greece, for ex. in The Acropolis of Athens

 

Athena and Poseidon create lies of power in the cold of winter.

Does the wind awake the Acropolis

or does the Acropolis cover the golden light?

 

But it is to her land that Anna dedicates a poem that is a real declaration of love: I love this land

 

I love my own country,

Not how strong its future will be,

But that it lets me know how wise its past is.

 

I love this city.

Not that it is changing with each passing day,

 But that I can see it thrive with my own eyes

 

To her beloved,  Anna addresses many poetic reflections, poems where love is often associated with the beauty of nature, for ex. in Dawn of Hope

 

Like the moon ascending at night,

so you are, my love.

Whatever happens, wherever you are,

I keep you in my heart.

Since I am in love with you, my world has changed,

for two hearts found a home of tenderness.

 

 

 

 

or in Love

 

 

If you are the boat,

I wish to be water.

 If you are water,

I wish to be the shore.

 If you are the shore,

I wish to be the bridge…

 

But it is soon at the beginning that Anna leads us to reflect on the transience of life when she warns us that all things are transitory

 

Everything dies as you rush to every instant

 

Loneliness in Blood is a collection of poems by a writer with a kind and sensitive soul:

so let Anna Keiko guide us on this journey into her poetic world and she will certainly be able to arouse deep emotions in us.

 

 

                     Lidia Chiarelli

 President of the Art-Literary Movement IMMAGINE & POESIA - Italy

"Loneliness in blood" by Anna Keiko (China). Preface by Lidia Chiarelli

Leggi i commenti

"TALE OF BERLIN" by Sherzod Artikov, Uzbekistan

30 Marzo 2021, 06:11am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

 

 The  tale of Berlin

In the morning, I went to the metro station in Cottbus. It was drizzling outside. When I arrived at the station,  I entered a small café to help myself. Next to the door a poor guy was playing some lovely melodies with his violin that I don’t know.  Passersbywere leaving some coins in his copper bowl whilst the dog near him was looking around discontentedly and howling like a wolf. 

After eating my sandwich I  drank  a cup of milky coffee.  Someone left old series of “Bild" on the table. While looking through it, the metro stopped to the station and I turned my attention to it which runs consistently at arranged time .

In Germany,  accuracy is like an illness. If the metro, for example, should run at a quarter past eight a.m.,  it will run. When I met Mushtariy in this station for the first time, it was pouring with rain.  When the metro started to move ,I  was inside ofit. I can remember her running towardsthe entrance to catch. As I saw her, I tried to keep the door open by standing on the doorway, yet I knew that the metros don’t run without closing their doors. As soon as Mushtariy got on it, she thanked me. 

  • I’m doing this since I felt sorry for you.
  • Anyway,  thanks! You prevented my lateness for half an hour to my destination. 

For it was raining heavily outside, her untied long hair got wet, her swarthy face was being washed over by raindrops. 

  • Seems you forgot to take an umbrella. 
  • I’ve bad memory.  Most of the cases I fail to remember to take the important things like this.

  Her simple pink suit and black classic-tailored  trousers with an ordinary handbag made herappear modest,inner peace andrestraint in the depth of her eyes gives a person a tendency to talk with her…

After getting off the station,  I went to the bookstore in Heerstrasse. As Mushtariy left the job, another girl  who has the look of  Latin American employed there. She was comely and  swarthy.  Noticing my entrance she hastened to me to know whether or not  I’m in need of help. I shooked my head . Nearly no changes were made to the bookshop. I didn’t stay there much, thinking unfit to buy nothing,  I went out taking one of the books of Kafka which wasn’t so expensive in my arms. 

All was a bit different when I got in there firstly: I recognized her at once when Mushtariy gave me a warm welcome. She also identified me remembering  that metro event with an imperceptible smile on her crimson lips. Then advised  lots of books.

  • I spend every spare time I have from university here - she said suggestingRainer Maria Rilke's poetry book. 

I didn’t pay much attention to what she was saying  at that time as it wasn’t unusual. In Germany,  not only foreign students,  but also local students work in variety of  shops, restaurants,  organizations for hourly pay. The reason for catching my attention was totally different.  I gazed at  her surprisingly, when she told me she is  from Uzbekistan. 

  • Why are you staring at me like this?- she  blushed scarlet. 
  • You are from my grandfather’s homeland.

She looked surprised considering me German.  Physically,  I bear a striking  resemblance as my mom was a german woman. I was a pale-faced boy who can speak  German language in origin. I was German spiritually even so  my grandfather was Uzbek. Even if he didn’t breathea word about  this to my dad and me at all, I knew italbeit accidentally . I found a diary which he wrote to the death including his childhood , the war years and the rest of his life  several years ago. I was schoolboy at that time. Grandfather wrote he loathed Stalin and Bolsheviks  for exiling his mother to freezing region called Siberia, assassinating his father,  the reason for artificial  starvation and unrest throughout the country.  Maybe for this reason,   he allied the legion of Turkistan witnessing the pathetic consequences of captivity,  losing captives  their lives day by day in Buchenvald concentration camp like others during the war. Until the end of the war he was with RuziNazar who was a fellow countryman , active in legion so as not to expire for Bolsheviks. 

In his diary,  he wrote down he was from a kind of city called Marghilanwhich is  beautifully situated in a valley hemmed in by  lofty mountains.  I was reading about my grandfather’s   native land for the first time and had overwhelming desire to get thorough knowledge about it. I cravedfull details about the land  from my grandfather in-depth, however tense  atmosphere at home didn’t give me a chance to do it.

There was a picture of my grandfather with RuziNazar  wearing Nazi army uniform on the wall of our dining room. It doesn’t matter during holidays or around the dinner table,  my grandfather didn’t say even a word, remained tight-lipped with impassive face . The set of his  state and solemn appearance made me believe he would say nothing. He especially was reticent  about his homeland , he couldn’t bear such questions in my opinion.

Before having a meal, he always whispered grace in a language that was unknown to me, prayed facing west on a  mat with fringes around the edge 5 times in a day, but kept himself away from his motherland and memories related to it all the time. In order to rid of these recollections ,  he got married to a German woman, brought up my dad as a German,  found German fiancee for him.  Even he raised and taught me based upon  German language, culture,  traditions.  Speaking another language was prohibited in our home even if there is no need to it.  Since we all became German to the bones thanks to my grandfather’s  efforts. 

Sometimes I worked out for myself : he was extremely irate and opposed the  political unrest and condition  of his motherland, so he assured himself that he didn't get the blame for it in a way that he behaved. Despite his wrath, irritation and displeasure, I couldn’t fully appreciate  why he named my father Bakhtiyor, and me Isfandiyorsimilar to his name that reminds his birthplace. It looked as if a quirk of fate. Thanks to this name, we weren’t counted as a German and thought we come there from faraway villages of Turkey. 

While talking about this, Mushtariy broke down in tears. Her grandfather didn’t come back from the war. Perhaps he perished from one of the  shots by my grandfather or llegios or Nazis.

-It is 80 miles  from your grandfather's birthplace to my motherland- told Mushtariy after calming down.

By talking with her, a burning desire to know about that city was being enhanced in me. Marghilan, Andijan, Fergana… Mushtariy told about every lovely hamlet surrounded by majestic mountain scenery in a sublime village, the traditions,  custom,   way of life of people there with great enthusiasm . 

 

After finishing  my work up in the bank, I made a dash to spend as much time as possible  in the bookstore. Naturally,  Mushtariy was always there. An invisible hand was following me to the bookshop, Iwas fascinated by the unknown sweet emotions. If I didn’t come to the shop for a long time, I felt as if there's oxygen depletion,  and only after talking with her I could start to breathe deeply and smoothly. 

I thought to give her a bunch of  flowers or  take her outfor a meal in a fancy restaurant once in a while, yet I didn’t adapt to pay much attention to women as I was timid. My courage weakened to use my common sense fully in some cases. Besides,  I thought  it was a bit earlier to do this as I only ask from Mushtariy about my grandfather's homeland as I shyed away from having conversation on other topics. Day by day, she caused to broaden my horizon and knowledge by describing that distant land where she and my grandfather were born. As a result,  a flame of strong desire to get a panoramic view of the valley was burning,  I was so fixated on thinking it. Eventually,  one day I plucked up the courage to offer Mushtariy to have lunch together.  First she didn't trusted me but after a while she said she would consider my request.  It seemed strange to me who was familiar with European culture,  admittedly.  Because here if an unmarried girl is offered for a meal,  she would never give an answer like her.

I can recall the day we had lunch together,  too. Since it was Sunday,   both Mushtariy and me were sitting in a restaurant lookingrrelaxed, breathing a sigh of relief.  

-Do you want me to teach you Uzbek language?- asked Mushtariy eating sardines. 

 I was drinking soda water and it was abrupt word for me.

  • How it would be?

We had opening  training that day in the restaurant which wasn’t so big in Tornstrasse, I could assimilate various  words and phrases such as “ hi" , “ how are you?”, “ have a nice day!” in Uzbek version with the help of Mushtariy.  While pronouncing them, I experienced bizarre emotions.  Firstly, I was speaking my grandfather’s language for the first time.  Looking from the other side,  I started to look at her as an ideal woman . She was absolutely adorable,endlessly  overindulged and sincere. 

-Do you know meaning of your name?- she asked to halt an uncomfortable silence. 

  • For example,  I knewmeanings of Peter, Paul, Sebastian as they were Saints’ names. But I had never thought meaning of my name at all .
  •  A giftfrom God…   Yours means so. 

She was right. My grandfather did give this name for a purpose. My mom is said that she suffered a lot of pain  while giving birth.  Grandfather brooded much than my dad, prayed  God continuously kneeling on the mat which is used to stand in the cabinet of his bedroom to help her. 

After that, Mushtariy stared at the street through the restaurant window  and whispered the meaning of her own name. 

  • Even if it isn’t interesting for you, I told it.

I was bondedwith her by invisible strings in 6 months,  I felt it from my bottom of my heart . Hearing her graduation did concern me. I kept telling myself : no reason left for her to stay. I got burned by a high level of anxiety.  Surprisingly, returning to the homeland really bothered her and she didn’t look like pleased like me .. I can recall it: 

  • I will teach German  language at the school where I studied- she said desperately when I asked her future plans. 

While saying my adieu, she returned :

  • I miss Germany for evermore - trying not to look at my eyes. 

3 months have passed since her leaving.  3 months! She isn’t in Berlin where full of people like robots  beneath a dull sky work accurately like a clock mechanism. Whenever I had time , I’d roamed  to the metro station, the bookstore and restaurant in Tornstrasse flooding back my emotions and memories of my time with Mushtariy. I sit there hours pronouncing uzbek words and phrases one by one  that she taught me . Now it hurts thtaughcan talk with no one about my  grandfather’s land  anymore.

…in the evening I walked from Heerstrasse to Fridrixstrasse (where my home is located ) in the rain. My parents were at home, dad was busy with reading newspapers while mom was in the habit of  weaving warm socks as soon it would be winter. 

After going along the corridor, I glanced at my grandfather's picture with RuziNazar when I neared the dinner table in the middle of the room. He was wearing military uniform showing his pain rather thannobility. Mom served  a bowl of soup. 

  • Dad, I want to visit my grandfather's homeland - I raised my head  looking at him.

Dad stopped reading newspaper and folded it in half  and stared at me surprisingly . He continued  reading as if nothing happened. A brief silence fell.

  • How about your work in the bank? – he asked after a while.
  • I’ll take a holiday- I told whistling in the dark .
  • Is it too vital for you to go there?-  he wrinkled his forehead.
  • Let him go , - mom who was sitting in the corner of the room doing her work silently joined  for our conversation. 

Dad thought for a moment and nodded his head in agreement. Mom entered the grandfather’s room and fetched something to me. It was an old  handkerchief patterned with different colorful camels around borders and  dome shaped mosque in the center. 

  • Take it, mom  handed it to me – your grandfather always took this handkerchief during his lifetime.

I got up prematurely  on my departure day feeling strong emotions.  A chance to see that my granddad’s sunny land which was  becoming  Mushtariy’s homeland in reality impressed me a lot . Moreover,  I utterly bewitched by Mushtariy.

 As dad went to work early , I only said goodbye to my mom when taxi came. Mom whimpered giving a tight hug and  waved with tearful eyes. 

  • First, we’ll have a visit in the cemetery  in Heerstrasse, I told taxist on the  highway. 

He gave a nod to show his understanding and kept driving. When we reached the  cemetery,  the sun was glowing. I found my grandfather’s grave and looked at carved picture  on marble, firstly . 

It sounds like as if  he was asking :” where are you going, Isfandiyor?” .when I knelt  in front him,  the picture got bigger and asked it repeatedly…

  • Granddad, I’m going to your homeland ,- I said stroking marble,  hardly looking at the picture.

No sound came from the grave,the picture of my grandfather gave that question  to me again:

  • Isfandiyor,  where are you going?!...

 2019 october.

Sherzod Artikov

Translated into English by Nigora Dedamirzayeva

 

 

About the author

Sherzod Artikov was born in 1985 year in Marghilan city of Uzbekistan. He graduated from Ferghana Polytechnic institute in 2005 year. His works are more often published in the republican inside presses. He mainly writes stories and essays. His first book “ The Autumn’s symphony”was published in 2020 year. He is one of the winners of the national literary contest “My Pearl region” in the direction of prose. He was published in such Russian and Ukraine network magazines as “Camerton”, “Topos”, “Autograph”. Besides, his stories were published in the literary magazines and websites of Kazahstan , USA, Serbia, Montenegro, Turkey, Bangladesh, Pakistan, Egypt, Slovenia, Germany, Greece, China, Peru, Saudi Arabia, Mexico, Argentine, Spain, Italy, Bolivia, Costa Rica, Romania and India.

Leggi i commenti

Lidia Chiarelli for the WORLD POETRY DAY 2021

25 Marzo 2021, 07:13am

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

UNITY WORLD PEACE POETS - WORLD POETRY DAY, March 21 - 2021

UNITY WORLD PEACE POETS - WORLD POETRY DAY, March 21 - 2021

Academia Argentina - Día Mundial de la Poesía

Academia Argentina - Día Mundial de la Poesía

Leggi i commenti

Lidia Chiarelli: Installazione per il #DYLANDAY

12 Marzo 2021, 21:12pm

Pubblicato da immagine.poesia.over-blog.it

#DylanThomasPhotoShare - #DylanDay / Installazione di Lidia Chiarelli con un quadro di Gianpiero Actis

#DylanThomasPhotoShare - #DylanDay / Installazione di Lidia Chiarelli con un quadro di Gianpiero Actis

"HOW TIME HAS TICKED A HEAVEN ROUND THE STARS" DYLAN THOMAS

Leggi i commenti

<< < 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 > >>